LUIS BARRAGAN
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Los Clubes – Cuadra San Cristòbal and Folke Egerstrom House 1967 – 1968

”Dalla maggioranza delle pubblicazioni di Architettura e dai quotidiani sono scomparse le parole bellezza, poesia, fascino, magia, sortilegio, incantesimo. Le parole serenità, silenzio, mistero, stupefazione, incanto. Parole tutte che amo profondamente.”

”Nei miei giardini, nelle mie case, ho sempre cercato di far si che il placido sussurro del silenzio prevalesse dappertutto. Nelle mie fontane canta il silenzio.”
Luis Barragán, Premio Pritzker, 1980

Vorrei parlarvi di uno spazio che non esiste altrove, di un racconto intimo, fuori dal tempo. Una luce emozionale e spirituale che incontra la materia messicana, i suoi colori, e le sue pareti forti che ci rimandano al raggiungimento di altre mete che vanno oltre il bisogno utilitario dell’architettura. Lo spazio ci riconcilia con la terra, l’umanità e quindi l’uomo; che porta ad elevare il nostro spirito e a respirare. La luce invade la materia e con le sue diverse intensità ci mostra le cose in modo diverso, ci svela un incontro di segni.
Da una parte, l’uomo con la sua forza di spazio puro, di materia e con la sua natura di cavallo, crea attraverso le sue mani, sapienti sculture geometriche che dialogano in una riflessione solitaria con la figura della donna. La donna canta attraverso il suo silenzio e decanta tranquillità e movimento. E’ sensuale e inafferrabile. E la luce fa rispecchiare l’uno davanti all’altro e li riunisce in un incontro. Dove niente è pesante, ma tutto è profondo e coinvolgente. L’architettura si muove attraverso i pensieri. E si respira lo spirito e l’anima delle cose.
In questo senso ho voluto trasmettere il paesaggio ammaliante di Barragán, che non ha limiti di tempo e dove le anime intraprendono un viaggio poetico, e noi viaggiamo con loro incantati.

YEAR
Stamp / 2017
TEXT / GRAPHIC
Chiara Paolicchi

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